Isola di Montecristo
Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano
Estesa per circa 10 km2, l'Isola di Montecristo
è una delle isole più inaccessibili e selvagge dell'intero
Arcipelago Toscano, ed è anche quella più lontana dalla costa.
Composta prevalentemente di granito grigio-rosa, ha la forma di una piramide
larga e bassa ed è ricca di bassa vegetazione: Alexandre Dumas la
celebrò come "Isola del Tesoro", ed è evidentemente tale grazie
alla natura che vi si trova.
Proprio l'aspetto inospitale ha tenuto gli uomini lontani dall'isola nel
corso dei secoli, finché a partire dal V secolo, monaci ed eremiti non
iniziarono a rendere "abitabile" una parte del territorio. Purtroppo la
conformazione caratteristica attirò anche pirati saraceni, che con le
loro continue scorribande contribuirono a rendere ancora più inospitale
l'isola (fino a tornare disabitata alla fine del XVII secolo).
A testimonianza degli insediamenti religiosi, sono ancora visibili le rovine
del monastero di San Mamiliano sulle pendici del Monte della Fortezza.
Amministrativamente l'isola fa capo all'Isola d'Elba, da cui dista circa 22
miglia nautiche; per potersi recare a Montecristo, dove vi sono solo due
abitanti, è necessario ottenere un'autorizzazione apposita dal
Ministero che viene rilasciata principalmente per motivi di studio ad
Università o Enti di ricerca.
All'arrivo sull'isola, a Cala Maestra, è possibile vedere l'unica
costruzione dell'isola, villa Watson-Taylor, dove si trovano
praticamente gli unici alberi di tutta l'isola. Questi vi sono stati portati
dalla famiglia che vi abitava, e poco hanno a che vedere con la macchia
mediterranea: vi sono infatti eucalipti australiani, pini domestici e grandi
ailanti di origine cinese. Gli unici alberi spontanei sono dei lecci, rari,
che rappresentano ciò che resta della vegetazione originaria.
La fauna dell'isola vede le capre selvatiche come dominatrici incontrastate
del territorio: vi sono infatti circa 400-500 capi, originari
presumibilmente dell'Asia Minore, portati forse dai Fenici ed ora
rinselvatichiti.
La loro voracità ha lentamente modificato la macchia
mediterranea originariamente presente: pertanto vi si trovano cespugli d'erica,
ailanti dalle foglie disgustose, rosmarino, velenosi oleandri,
piante di camedrio dal sapore di medicinale; nel terreno più umido si
possono trovare felci aquiline, dove si nasconde un tipo di vipera
particolare, endemismo di Montecristo, la cui livrea riprende il disegno
delle felci, e un anfibio particolare, il Discoglosso sardo, presente solo
su quest'isola e in Sardegna.
Tra gli uccelli più significativi, sono da segnalare il raro gabbiano
corso (nella foto qui accanto), il falco pellegrino, la berta maggiore,
oltre a silvidi di macchia come i più comuni occhiocotto e pigliamosche.
Le immagini e parte delle informazioni riportate sono state
prelevate attraverso Internet dai seguenti siti:
http://www.cts.it/parchionline/pnarcipe/parco.htm
http://www.etrurianet.it/toscana/montec.html
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